Consultazione PAL III

traffico a Lugano

Il PAL II ha ottenuto pessimi voti dalla Confederazione e di conseguenza gode di un sovvenzionamento minimo. Invece di partorire un PAL III, sarebbe stato meglio aggiustare il PAL II, attraverso una pianificazione partecipata.

La mobilità nell’agglomerato del Luganese è in condizioni disastrose. Il traffico è congestionato a causa di una moltitudine di fattori tra cui l’urbanizzazione diffusa e mal strutturata e una politica della mobilità incentrata alla cura dei sintomi anziché all’analisi delle cause. In modo declamatorio, per non dire manipolatorio, la politica della mobilità propone soluzioni puntuali, più o meno semplici, a problemi globali e complessi. Non è un caso che il rapporto modale tra uso di trasporti pubblici e privati nel Luganese è fra i peggiori in Svizzera, ovvero 1:9. Malgrado importanti investimenti attuati nella mobilità, gli ingorghi rimangono e le auto continuano ad aumentare, compromettendo la qualità di vita e rendendo la città e l’agglomerato via via più insalubre.
Il PAL II è caratterizzato da due grandi errori: la prioritizzazione della linea del tram in galleria tra Bioggio e Lugano, che rappresenta un doppione (visto che Bioggio e Lugano sono già collegati dal tram) e la circonvallazione stradale di Agno (che di fatto separa il nucleo di Agno dal suo lago). Le due opere non godrebbero di alcun sussidio federale perché giudicate “ad effetto esiguo”, tuttavia non sarebbero riviste nel PAL III, in quanto considerate semplicemente acquisite. Malgrado ciò, in maniera assai poco credibile, la Commissione Regionale dei Trasporti del Luganese promette che il PAL III risponderà alle criticità evidenziate dalla Confederazione nell’ambito del PAL II.
Il PAL III insiste nuovamente sull’aumento della capacità stradale e mette in concorrenza il trasporto individuale motorizzato con i trasporti pubblici e la mobilità lenta. Difficile credere che l’obiettivo di aumentare la quota del trasporto pubblico dal 10 al 30% possa essere raggiunto con questo piano. Anche perché l’esperienza insegna: con l’apertura della galleria Vedeggio-Cassarate il traffico avrebbe dovuto diminuire e i polmoni dei luganesi avrebbero dovuto tornare a respirare aria pura. Di fatto, però, non sono state realizzate le misure d’accompagnamento del nuovo piano viario, indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione del traffico. Si pensi alla promessa rete ciclabile capillare e sicura e alla diminuzione dei posteggi in centro. Al contrario di quanto promesso, dall’apetrura della galleria Vedeggio-Cassarate sono stati costruiti almeno due nuovi autosili in centro città.
Infine il concetto di “maglia verde” – termine che piace ma forse inganna – non è stato sufficientemente approfondito. Negli ultimi anni abbiamo visto abbastanza promesse di assi verdi (Cassarate) e sponde verdi (Pian Scairolo) dove in di fatto poi succede il contrario di quanto promesso. Ricordiamo che la mobilità lenta, i percorsi ciclabili e pedonali, devono servire in prima linea agli spostamenti quotidiani: percorsi casa-lavoro, casa-scuola, casa-fermata del trasporto pubblico e solo in maniera subordinata devono servire allo svago e al turismo. Senza un approccio sistematico e una visione d’insieme, senza una revisione onesta del PAL II nell’interesse e con la partecipazione dei cittadini, non avremo un aumento della proporzione d’uso dei trasporti pubblici e non riceveremo i sussidi federali. Pagheremo invece per vedere la nostra qualità di vita diminuire.

Lugano, 18 marzo 2016