Fausto (Gerri) Beretta-Piccoli

Lista no. 9, candidato no. 3
Indipendente

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Sono nato a Lugano e sono patrizio luganese. A vent’anni sono entrato in politica (quando ero ragazzo si diventava cittadini attivi solo a partire da vent’anni). A quell’epoca il sindaco della città era Paride Pelli. Sono stato consigliere comunale parecchie volte, non di continuo, ma oggi posso dire di esserlo stato per cinquant’anni, ho visto molti sindaci e mi sono sempre profilato a sostegno delle persone meno fortunate. Quando ero in Gran Consiglio ho sostenuto il progetto dell’educatore di strada, figura allora sconosciuta in Ticino.
Ho un carattere un po’ difficile, bisticcio, ma solo all’interno dell’aula. Nella vita di tutti i giorni sono conosciuto per il mio lavoro di assistente sociale, lavoro che ho esercitato qui in città. Sono pacifico nella vita e focoso in politica (soprattutto quando bisogna difendere i più deboli). Sono fiero padre di tre figli: ho una figlia di 41 anni che vive in Argentina, un figlio di 22 che studia biologia e l’ultimo di 18 che fa il viticoltore. Mia moglie Susanna è di origine svedese ed è farmacista.
Non ho mai fatto santini per la campagna elettorale, perché avendo sempre vissuto a Lugano tutti mi conoscono. Mi piace vivere in una città di cui conosco la gente e tutti i suoi angoli, anche quelli più nascosti acquisiti con le aggregazioni.
Sono figlio di genitori sordi, la mia lingua madre è la lingua dei segni ed è stata determinante nella mia formazione: un sordo quando deve comunicare guarda in faccia al suo interlocutore.
Tengo tantissimo a essere rieletto in Consiglio Comunale e a fare ancora un’esperienza nella Commissione della gestione, dove ho avuto modo di imparare tante cose che adesso posso mettere a disposizione di altri. Devo ringraziare specialmente Martino Rossi che da buon maestro mi ha aiutato a capire meglio come si fa a far politica con le cifre.
Milito nei Verdi di Lugano, perché è un partito che non ha una struttura che imbriglia. Non sopporto che mi sia imposto cosa pensare: quando qualcuno mi dice che devo pensare o fare qualcosa che non condivido, ma devo farlo in nome del partito, io sono già partito.