Programma

Dal provvisorio di oggi alla città vivibile del futuro
In un’epoca in cui ogni sicurezza viene meno, in primo luogo quella del posto di lavoro, anche la città di Lugano sembra scegliere la provvisorietà: piani viari provvisori, ciclopiste provvisorie, alberature provvisorie, aiuole provvisorie…
Si immaginano grandi progetti, non più finanziabili con mezzi propri, ma non si affrontano con decisione gli aspetti della gestione del territorio che assicurano la vivibilità quotidiana della città. I verdi chiedono invece che ci si occupi con maggior coerenza di questi aspetti, in modo che chi abita nel comune di Lugano possa vivere bene in centro città, nei quartieri periurbani, nei villaggi più discosti (e sottolineiamo centro, quartieri e villaggi, perché si ha purtroppo la tendenza a impostare la politica comunale in funzione del centro urbano e dei suoi interessi prevalenti).

Molti progetti inconclusi…

  • Si parla spesso di gestione del verde pubblico, ma manca ancora un’idea-guida. Si tagliano alberi imponenti e se ne piantano altri “provvisoriamente” senza criterio
  • La famosa “spina verde” del Cassarate, che va dalla foce al Piano della Stampa, per ora si realizza soprattutto con la motosega (come nell’area ex-Campari).
  •  Il rapporto della città con il lago, aspetto importante per il luganese come per il turista, resta ostacolato sia dalla discontinuità dell’accesso alle rive (vedi il tratto foce-Gandria) sia dal traffico che percorre il lungolago. In questo contesto possiamo segnalare una nota positiva, per fortuna: la ristrutturazione della foce del Cassarate.
  • Pedoni, biciclette e mezzi pubblici restano i soggetti deboli del traffico urbano
  • L’armonizzazione e il miglioramento del trasporto pubblico sono ostacolati dall’esistenza di quattro aziende diverse (TPL, ARL, Posta, Navigazione)
  • L’attuale rete di trasporto pubblico è un esempio evidente di come vengano trascurate le zone più periferiche del Comune.
  • Più in generale, il piano viario è soggetto a continui aggiustamenti perché manca il coraggio di portare fino in fondo le trasformazioni necessarie. Ciò vale, a livello regionale, anche per il piano di agglomerato (PAL): e così abbiamo avuto, il PAL, il PAL 2, e adesso arriva il PAL 3…

… altri improvvisati
Mentre non si portano a buon fine le trasformazioni che migliorerebbero la vita dei cittadini, se ne improvvisano altre che vanno in senso contrario. L’esempio massimo di questo quadriennio è l’idea di una gara di Formula E in centro città. Pur di vendere la propria immagine per un giorno si era disposti a spostare (provvisoriamente, quindi a risistemare subito dopo) marciapiedi, alberi, semafori…
L’assurdo progetto è caduto per vari motivi (tempi stretti, partner poco seri, tra questi il Municipio) ma anche per la mobilitazione dei cittadini. Anche in futuro, come è stato il caso per la Formula E, cercheremo di spingere i cittadini a fare sentire la loro voce di fronte agli spropositi di chi guida la città.
Le improvvisazioni e i progetti portati avanti a singhiozzo con soluzioni provvisorie finiscono per far spendere di più alla città rispetto a una strategia politica sostenibile di lungo periodo.

Un tema centrale del prossimo quadriennio
I temi da affrontare nel prossimo quadriennio sono molti, e uno spicca su tutti: il piano regolatore unitario. Può essere finalmente l’occasione per fare un po’ più di ordine nella gestione del territorio. La vivibilità e l’attrattività di una città deriva dal modo in cui è costruita. Il piano regolatore unico deve salvaguardare il patrimonio (naturale e culturale), garantire il mantenimento della bellezza della città: preservare ville storiche, parchi, evitare la speculazione edilizia, la cementificazione selvaggia, evitare l’insediamento dispersivo e la generazione di traffico individuale, evitare l’inquinamento, salvaguardare le zone agricole in valle e le zone verdi.
Ma, si sa, un buon piano regolatore può entrare in conflitto con interessi economici forti. Solo chi è fuori da questi giochi, come lo sono i verdi, può vigilare affinché il piano regolatore realizzi l’interesse generale, collettivo, anziché quello dei potenti e degli speculatori. Noi ci impegneremo in questo senso.

Il nostro progetto: un luogo di vita, di scambio, di solidarietà
Si parla molto dei grandi progetti (polo culturale, polo sportivo, polo congressuale…) ma il progetto più importante e trascurato è quello di assicurare un buon grado di vivibilità quotidiana ai cittadini. Ciò significa, per esempio, che sia possibile trovare in città alloggi a prezzi abbordabili (il Comune si è finalmente impegnato in questo senso grazie all’iniziativa popolare sugli alloggi a pigione moderata, ma occorre controllare che lo faccia davvero). Un centro abitato da persone, e non solo da uffici e boutiques, è un centro più vivo, ospitale e sicuro. Piazze grandi e piccole, nel centro o nei quartieri, in parte ora adibite a parcheggio, devono diventare gradevoli e freschi luoghi di incontro. Il potenziale culturale e sociale dei piccoli centri di creazione e aggregazione deve essere potenziato e salvaguardato: la produzione culturale non può essere accentrata dal LAC,  come rischia di essere, così come l’offerta cinematografica non deve ridursi a un grande e periferico cinema multisala. In questo senso va riconosciuto il diritto all’esistenza a un luogo di aggregazione e offerta culturale totalmente fuori dalle logiche di mercato come il centro sociale autogestito. Allo stesso modo vanno favorite tutte le iniziative di scambio – materiale, sociale, culturale – che partono dai veri bisogni delle persone e che si realizzano dal basso, al di fuori delle pubbliche istituzioni e del mercato.

Per avere una città vivibile non bastano comunque gradevoli spazi alberati, un’efficiente rete di trasporto pubblico, libertà creativa e associativa. Bisogna pure che chi la abita possa contare, se in difficoltà, su un’adeguata protezione sociale. Questo vale sia per i cittadini, sia per coloro che, fuggendo da guerra e violenza, cercano qui rifugio e sicurezza: solo creando le condizioni per una rapida integrazione possiamo risolvere il loro problema, che diventa anche il nostro. Eppure si respira un clima di crescente ostilità nei confronti di chi, svizzero o straniero, vive nel bisogno e deve contare sull’aiuto della collettività.

Inutile spendere soldi in sussidi per il turismo e in campagne promozionali, quando a rendere attrattiva una città è la felicità di abitarvici. Investire nella felicità permette anche di avere ricadute economiche, legate all’insediamento di persone e attività e all’accresciuta attrazione turistica.

Per tutto quanto abbiamo detto qui, e per molti altri motivi, è importante avere una forte voce verde in Consiglio comunale.